..::Echec et Mat::..



..::Gusto ed Eleganza a Corte::..

giovedì, 05 giugno 2008 categorie: moda, studi, noblesse oblige

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Il più piccolo, Carlo, nato a Firenze, avrà vita breve, morirà a Roma nel 1615 a solo diciannove anni.
Stessa triste sorte per Cosimo, anche lui nato a Firenze: dopo aver militato in Germania al servizio dell'imperatore, morirà giovanissimo a Vienna nel 1619, stroncato a ventitré anni dalla peste.
Alessandro, formatosi negli studi a Siena e Pisa, nel 1615 a diciannove anni è creato cardinale di S. Maria in Cosmedin da Paolo V. Partecipa al conclave per l'elezione di papa Gregorio XV, che lo nominerà suo legato in Romagna. Visita con intenti caritativi la Toscana, poi è inviato in Germania, ma si sente intensamente chiamato alla vita ascetica e vorrebbe rinunciare alla porpora cardinalizia per entrare nella Compagnia di Gesù, ma non ci riesce: solo quando muore (Bracciano, 1626), secondo il suo desiderio, il suo cuore sarà posto nel sepolcro di S. Roberto Bellarmino nella Chiesa del Gesù. Alessandro è autore di un libro sulla Passione del Redentore e di alcuni trattati devozionali; a lui Galileo Galilei dedica un suo trattato sul moto delle maree.
La vocazione religiosa di Alessandro permette a Ferdinando (Roma 1595-1660), più giovane di lui di sedici mesi, di divenire Duca dopo Paolo Giordano II [vedi sotto n.d.Ram]. La vita di Ferdinando, dopo alcuni interessanti episodi vissuti in gioventù assieme al fratello più grande, trascorre senza molti travagli tranne le sofferenze legate a problemi di salute e i ricorrenti problemi economici determinati dalla vita che conduce nel lusso. [...]
Certamente Paolo Giordano II è, tra i figli di Virginio, colui che ha la biografia più interessante: [...] educato alla corte dello zio Ferdinando I [de' Medici n.d.Ram] e a lui somigliante per il carattere aperto, è un giovane dotato di grande fascino: quando è a Firenze si distingue in ogni competizione, nei tornei e in ogni altra attività e, dopo essere tornato a Roma dove è nato, non ancora ventenne intraprende un lunghissimo viaggio per tutta l'Europa, accompagnato dal fratello Ferdinando e da un folto e dispendioso seguito: a Mantova, Verona, Vienna, Linz, Praga, Fontainebleau, Parigi, Madrid, Toledo [...]; nelle corti europee stringe amicizie con sovrani e personaggi potenti. Una relazione lo descrive come "un signore molto amato, di buonissima entrata, di bello aspetto, giovine robusto, atto alla fatica delle armi e benissimo istruito di ogni arte cavalleresca". La sua immagine in ogni periodo della vita è tramandata da innumerevoli dipinti, sculture in marmo e in bronzo, incisioni e disegni. I molti meriti di Paolo Giordano sono però diminuiti da una ricerca ossessiva di primeggiare, pertanto è suo costante impegno la ricerca di mezzi economici per il mantenimento del lusso nelle varie dimore, per quanto necessita a una corte completa in ogni tipo di incarichi e uffici, per l'approvvigionamento e armamento delle truppe, per i bisogni della popolazione del ducato spesso ai limiti della povertà. [...] Il duca non avrà altri eredi che un figlio nato fuori del matrimonio. [...] Morirà [...] il 24 maggio 1656.

I bambini e la moda di Roberta Orsi Landini

Tra la fine del Cinquecento e i primi anni del Seicento - e per molto tempo ancora - un abbigliamento pensato per l'infanzia non esiste, a parte le fasce che
avvolgono i neonati. Queste chiudono il corpicino fino alle spalle, avvolgendosi talvolta anche intorno al capo. Le fasce sono di più tipi: quelle interne di semplice tela; quelle esterne, decorative, ricamate in modo più o meno prezioso a seconda del rango del neonato. Analogamente i corredi della culla dei bambini nobili o agiati prevedono lenzuolini e federe con fini ricami ad ago o applicazioni di merletti; così le copertine, talvolta ricamate in oro e perle. Dopo i primi mesi di vita al bambino vengono liberate le braccia e si confezionano le prime camicine. Il piccolo Carlo, ancora in culla, è ritratto senza camicina, forse per sottolinearne il vigore e la robustezza, che, assicurati anche dagli scaramantici braccialetti di corallo [devo dire che han portato molta fortuna visto che è morto diciannovenne d.r.Ram], dovevano fornire testimonianza della vitalità della stirpe.
A un anno di età, e fino ai quattro, quando maggiori appaiono le possibilità di sopravvivenza, i piccoli indossano le ungherine o le pretine, a seconda della futura destinazione laica o ecclesiastica. Tali capi sono quelli che meglio si adattano alle necessità dei piccoli, per agevolare il ricambio delle pezze sottostanti. I fratelli sono vestiti di solito nello stesso modo, sia perché possono scambiarsi gli abiti, sia perché la ricchezza dei loro abiti deve testimoniare quella della famiglia e non le inclinazioni individuali, che non vanno incoraggiate. La pretina è una veste lunga alla caviglia, con gonna leggermente scampanata e tenuta ampia da probabili infustiture interne o all'orlo, come cordoni o feltri. Si apre completamente davanti, allacciata con ganci o bottoni, mentre l'ungherina, di foggia analoga, si distingue per la chiusura ad alamari. Ha alette alle spalle da cui pendono lunghe maniche decorative, che nelle immagini del tempo spesso sono allacciate fra loro, permettendo alle balie di reggere i bambini o tenerli a freno. Le maniche "da pendere", riprese dai caftani cerimoniali turchi, rimangono nell'abbigliamento infantile fino al Settecento.
Superata la prima infanzia, i bambini, considerati adulti imperfetti, vengono abbigliati come l'adulto che sarà, perché impari ad assumere nel tempo quegli atteggiamenti fisici e caratteriali che lo dovranno contraddistinguere. I capi fondamentali dell'abbigliamento maschile sono tre: il giubbone, la casacca e i calzoni. Il giubbone, un indumento aderente che copre il busto, rimane visibile solo alle maniche ed è realizzato con sete leggere, spesso molto preziose; i manichini e le gorgiere di costosissimi merletti divengono più importanti in relazione all'età del bambino. Le alette si aprono su preziose maniche aderenti, legate al giromanica o al giubbone, cui vengono assicurate, per mezzo di lacci, le calze che arrivano in vita. Queste, realizzate in seta con i ferri, sono staccate fra loro o unite soltanto in vita. Casacca e calzoni sono realizzati con la stessa seta preziosa e coordinati come guarnizioni, di regola applicazioni o ricami in oro. La casacca disegna il busto come una corazza, spesso imbottita sul ventre per adattarsi alla bombatura tipica dei pettorali in acciaio. Le alette alle spalle, da cui pendono in questo caso maniche decorative di foggia spagnola, così come i colletti a fascetta e la falda sotto la vita si adeguano anch'essi alla struttura della corazza, riprendendo nella forma gli analoghi pezzi in acciaio protettivi delle giunture. I calzoni, tenuti gonfi da opportune imbottiture, corrispondono alla parte inferiore dell'armatura, ampia e snodabile al bacino, che sta però velocemente cadendo in disuso per la diffusione delle armi da fuoco. La spada pendente da preziosi cinturini è un segno del rango e, nel caso del secondogenito, di un destino in campo militare; al suo uso i piccoli vengono addestrati fin dall'infanzia. Le scarpe di morbide pelli o di velluto, infine, si allacciano sul collo del piede con nastri.
Finiture in oro -passamanerie, trine, cordoncini applicati, ricami- sono di regola nell'abbigliamento nobiliare, così come i non meno preziosi merletti ad ago o a fuselli ai polsini e ai colletti che, staccati dalla camicia sottostante e facilmente ricambiabili, completano l'insieme.

Tratto dal saggio "Gusto ed eleganza a corte" di Maria Selene Sconci



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..::Claudiano: ossia BRAVA, BRAVA::..

sabato, 24 maggio 2008 categorie: cazzate, studi

 

Claudio Claudiano (latino: Claudius Claudianus; Alessandria d'Egitto, 370 circa – Roma, 405) è stato un poeta romano. Greco di lingua, apprese la lingua latina sui testi degli autori classici. Si trasferì a Roma (prima del 395) e, dopo essersi conquistato il favore dell'illustre famiglia cristiana degli Anicii componendo un panegirico consolare per i due rampolli Probino e Olibrio (395), si trasferì alla corte di Onorio e del suo ministro Stilicone, che gli attribuirono il titolo di vir clarissimus, tribunus e notarius nonché, dal Senato romano, una statua nel foro di Traiano (la solenne iscrizione, ritrovata nel 1493 da Pomponio Leto è ora al Museo archeologico nazionale di Napoli).
Di lui si perdono le tracce dopo il 404, anno in cui recitò il panegirico per il sesto consolato di Onorio. L'assenza di riferimenti, nelle sue opere, agli eventi degli anni successivi lascia pensare che proprio nel 404 abbia trovato la morte.
La sua poesia, prevalentemente in esametri (nelle prefazioni, però, prediligeva il distico elegiaco), e quasi tutta d'occasione (De tertio consulatu Honorii Augusti, Epithalamium de nuptiis Honorii et Mariae, le invettive contro Rufino ed Eutropio, rivali di Stilicone, eccetera), trova non di rado accenti di sincerità e vigore, specie nel sentimento della grandezza e della missione civile di Roma e nell'ammirazione per il generale Stilicone, in cui Claudiano vedeva l'estremo baluardo dell'impero (De Consulatu Stilichonis; De bello Gildonico contro l'usurpatore mauritano Gildo; De bello Gothico, sulla vittoria di Stilicone contro Alarico I a Pollenzo).
A parte vanno considerati i poemetti mitologici incompiuti De raptu Proserpinae (in tre libri) e Gigantomachia, nei quali Claudiano fa rivivere lo spirito dell'epos virgiliano e il plasticismo di Ovidio. Possediamo anche un frammento di una Gigantomachia in greco, che, sia per la lingua che per l'impostazione retorica, è probabilmente anteriore alla venuta del poeta a Roma.
Spunti di originalità, infine, compaiono nei cosiddetti "carmina minora", silloge di 53 poesie di argomento e soprattutto valore poetico vario (si distinguono, tra tutti, l'Epithalamium dictum Palladio v. c. et Celerinae, la Laus Serenae, l'idillio Magnes) raccolte molto probabilmente dopo la sua morte in ambiente stiliconiano.

[tratto da wikipedia]



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..::Pillole di Medicina::..

venerdì, 23 maggio 2008 categorie: annunci, iniziative, studi

Ritengo doveroso, visti i recenti personali avvenimenti, render noto questo breve scritto.

Il tumore polmonare è causato da alcuni batteri pseudomonas, che il ricercatore Paolo Pellini ha individuato. Questi batteri causano una mutazione del DNA per deselezione, cioè per perdita di una o più coppie di basi, a opera di alcuni enzimi, prodotti da questi batteri. Ciò comporta un' alterazione o un' inattivazione di alcuni geni oncosopressori (gene FHIT,gene rb,gene P53); le quali alterazioni o l'inattivazioni di questi geni portano alla mancata formazione di alcune proteine regolatrici o alla formazione errata di queste proteine. Successivamente il batterio rilascia dei propri geni i quali portano alla formazione di cellule tumorali polmonari. Questa teoria è favorita anche dalla presenza, al livello delle
cellule cancerogene, di leucociti, i quali accreditano la presenza di questi batteri che causano il tumore polmonare. Ciò spiega in oltre il perché in alcune persone che fumano o vanno a contatto con sostanze
cancerogene il tumore non si manifesti: ciò è dovuto alla risposta immunitaria, cioè alla capacita del sistema immunitario di rispondere all'infezione batterica.

Per ulteriori informazioni e per la teoria completa visitate il sito
fax ( +39)1782783112
EMAIL: gifiamma@jumpy.it



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..::Madonna con Bambino di Giovanni Bellini::..

venerdì, 01 febbraio 2008 categorie: arte, studi

 

Insieme al formato mezzo busto e alla presenza del parapetto in primo piano, la nudità del Bambino è diventato un tratto caratteristico della pittura di Giovanni Bellini.
Il parapetto separa il mondo del sacro da quello quotidiano, diviene un altare e il Bambin Gesù, appoggiatovi, viene proiettato verso l’osservatore. L’altare è anche un equivalente metaforico della tomba, e della stessa Vergine Maria, perché in tutte e tre Cristo è stato rinchiuso e da tutte e tre è nato (come neonato da Maria; come risorto dalla tomba nella resurrezione e come sacrificio eucaristico nella Messa).
Nel dipingere il Bambin Gesù ignudo, Bellini, oltre a sottolinearne l’umanità (simile a tutti i bambini maschi del mondo), ne sottolinea la mortalità (Gesù crocefisso sarà denudato nel suo momento del suo sacrificio), strumento della nostra salvezza. Assomiglia, così, agli eroi della mitologia classica, guerrieri nudi.

  

* Liberamente tratto dagli schemi d'Arte della Nostra Ministra.



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..::CL alla Carica::..

martedì, 15 gennaio 2008 categorie: studi, deliri di onnipotenza, sancta romana ecclesia

M'ero ripromesso giusto ieri di non parlarne sul blog...eh siaaaa...

Questa mattina, uscendo dall'università dopo aver sostenuto l'esame di storia moderna [venti-TETTE], mi sono imbattutto nei velini -ossia i ragazzi che fanno volantinaggio- e, sebbene di solito li superi con noncuranza, infilandomi le mani nelle tasche del cappotto e scrutando un punto imprecisato davanti a me, mi son fatto appioppare un foglio bianco stampato a computer.
No, stavolta niente inviti per serata all'Old Fashion o promozioni di nuove librerie...
Vi riporto il testo che segue



"Benedetto XVI alla Sapienza
Elogio laico della ragione e della libertà


Come già accaduto a Regensburg, in Germania, e nell'antico e prestigioso ateneo italiano di Pavia, il Rettore dell'università La Sapienza ha invitato Benedetto XVI a partecipare alla inaugurazione dell'anno accademico.

Per la nostra università è un onore e una grande opportunità, non solo per quello che Benedetto XVI rappresenta per tutti noi, per l'Europa e per il mondo, ma anche e soprattutto per ciò che egli ha fatto, in forza della sua stessa esperienza di fede, in quanto
defensor rationis
.

E' sotto gli occhi di tutti, infatti, che questo Papa si è reso protagonista, non per un vezzo accademico, ma per una sofferta consapevolezza della situazione in cui ci troviamo, di uno dei più laici e appasionati appelli a quell'uso "ampio e allargato" della ragione da cui dipende orginalmente tutta la nostra scienza e, più ancora, l'immediato futuro della nostra convivenza e civiltà.

Le università sono o dovrebbero essere il luogo elettivo di una pratica della razionalità senza pregiudizi e senza veti ideologici, aperta all'inesauribile ricchezza del reale, all'inesausto richiamo delle cose. Non sempre, tuttavia, in esse domina il coraggio della ragione. Spesso sono gli steccati vecchi e nuovi e le logiche del tornaconto politico a governare la scena, anche al prezzo di palesi assurdità e strumentalizzazioni, come si è visto una volta di più in occasione di questa visita papale: in forza di un preconcetto si giudica ancora prima di avere ascoltato.

E' con viva e profonda cordialità che noi accogliamo la presenza di Benedetto XVI alla Sapienza, insieme a moltissimi altri studenti delle più diverse estrazioni, i quali non hanno avuto e probabilmente non avranno l'onore delle cronache, ma ci sono e sono, con buona pace di tutti, la stragrande maggioranza.

Gli universitari di "Comunione e liberazione" della Sapienza
Roma, 15 gennaio 2008"


Studiando in una Università privata e, soprattutto, cattolica -di nome e di fatto- ho individuato gli autori di tale opuscolo con la sola lettura delle prime due righe. Sì, sempre loro, Comunione e liberazione, ovvero i ciellini.
Tutti sanno della mia ostilità verso queste aggregrazioni laiche nel seno di Santa Romana Ecclesia che a nulla servono se non a costruirsi una fitta rete d'appoggi e favoritismi, screditando l'onore di altri fedeli che operano a diversi livelli senza avere "una-tessera-di-partito".
E seppur avverso al fatto che il Sommo Pontefice debba essere difeso da certi gruppi maia-maia, questa volta non posso che trovarmi daccordo con quanto sopra scritto: il discorso fila dalla prima parola all'ultima.

Vostra Santità, date retta a me, certa gente non vi merita proprio...statevene comodo nei Sacri Palazzi Apostolici.
Concludo un po' alla Thomas Muntzer, riportando un passaggio di "Belli e Dannati" che già postai nel luglio 2007

"Nossignore! Io credo che tutti in Italia (nell'originale America n.d.r.), tranne pochi prescelti dovrebbero venire costretti ad accettare un sistema morale molto rigido: per esempio il Cattolicesimo romano. Non ho nulla contro una moralità convenzionale. Ho piuttosto da obiettare agli eretici mediocri che si impadroniscono delle scoperte dei sofisticati e adottato la posa di una libertà morale alla quale non hanno il diritto di aspirare data la loro scarsa intelligenza".

EDIT 16-01-2007

Visto? Che vi avevo detto? Visita annullata: ormai posso sostituirmi ai TG ;-) Segue un altro presunto volantino, ringraziamo Vale per avercelo segnalato

Papi hanno potuto parlare ovunque nel mondo (Cuba, Nicaragua, Turchia, etc.). L’unico posto dove il Papa non può parlare è La Sapienza, un’università fondata, tra l’altro, proprio da un pontefice.

Questo mette in evidenza due fatti gravissimi:

1) l’incapacità del governo italiano a garantire la possibilità di espressione sul territorio italiano di un Capo di Stato estero, nonché Vescovo di Roma e guida spirituale di un miliardo di persone. Piccoli gruppi trovano, di fatto, protezioni anche autorevoli nell’impedire ciò che la stragrande maggioranza della gente attende e desidera;

2) la fatiscenza culturale dell’università italiana, per cui un ateneo come La Sapienza rischia di trasformarsi in una “discarica” ideologica.

Come cittadini e come cattolici siamo indignati per quanto avvenuto e siamo addolorati per Benedetto XVI, a cui ci sentiamo ancora più legati, riconoscendo in lui il difensore – in forza della sua fede – della ragione e della libertà.



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Lo diceva Seneca nelle Epistualae Morales ad Lucilium "Quid tibi vitandum praecipue existimes quaeris?turbam". La folla è una massa amorfa, corrotta, portatrice di vizi, che travolta dal cieco istinto di branco si lancia in un bagno di sangue. Da qui inevitabile la necessità di sottrarsi al contagio: soltanto rifugiandosi in se stessi si può trovare quella pace e tranquillità necessaria per combattere il male di tempi. Il mio è un ritiro edonistico nella torre d'avorio; sulle spalle il peso dell'Historia.



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..::Un Po' di Me::..

Quanto mi conosci?

E' tanto brutto auto-descriversi, si finisce sempre per trasmettere un'immagine di noi idealizzata che il più delle volte non coincide con la realtà. In queste poche righe ho deciso di inserire una sfilza di aggettivi che le persone che mi conoscono sono solite utilizzare: tenero, romantico, caparbio, testardo, volenteroso, tradizionalista e conservatore, diplomatico, logorroico, autocritico, comico e satirico, nobile, autoritario, elitario, sportivo, comprensivo, prolisso, stoico e storico, sensibile, tenace, difficilmente suscettibile, provocatore, superbo, esteta inconsapevole.

..::Mon Amour::..

Voi siete Real Giglio che il cor mio indegno di casti candori avete innamorato e innamorete ancora. Non voglio sciuparVi, nè appassirVi; voglio essere una fontana vivace d'affetti ed emozioni che fa sbocciar i vostri petali di freschezza profumati.

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Con me mai diverrete Natura Morta, ma sempre e solo un Real Giglio di vita palpitante. Tu es Mon Royale Lys, le fleur du printemps de mon coeur.

..::Amo::..

Amo ridere fino a piangere e piangere fino a ridere; amo l’ingenuità della fanciullezza e la freschezza della verità; amo il profumo della campagna; amo la mia famiglia e le persone care; amo me stesso per quello che sono e per quello che voglio diventare.

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Ce ne sono di cose che non sopporto!L’invidia, ma prima ancora gli invidiosi; chi deve essere a ogni costo critico con il sistema; chi ti parla alle spalle solo per il gusto di farlo o perchè non ha nient’altro da fare; la monotonia e le persone tutte uguali; il minimalismo, la sciatteria e il nichilismo; le cicche di gomma e chi le mastica come un cammello; chi si sente intelligente e realizzato; chi è talmente ignorante da credere di potere esprimere la sua opinone; gli eccessi e le vie di mezzo; chi giudica per stereotipi; chi si tira da parte e permette che tutto gli passi sopra! Odio il mondo borghese e lo showbusiness; i popoli nordici privi d'Arte e altrettanto il popolo americano, animato dall'illusione della Libertà. Ma soprattutto: odio i Savoia e i Piemontesi tutti!

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